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Sussurri nel Buio del Magazzino


di Riuky74
28.09.2025    |    1.968    |    3 9.5
"Voglio farti urlare, " mormorò Giulia, infilando tre dita nella figa di Sofia, pompando con ritmo crescente..."
Bologna, quella sera di fine autunno del 2025, avvolgeva la città in una nebbia leggera che si insinuava tra i portici di via Indipendenza. Il grande magazzino Coin, con le sue luci al neon spente e le vetrine silenziose, era un labirinto di scaffali e scatoloni, un regno privato dopo l'orario di chiusura. Sofia e Giulia, amiche da due anni di turni condivisi tra profumi e abbigliamento, erano le ultime a uscire. Sofia, la bionda mozzafiato di 28 anni, con i capelli lunghi che le cascavano come una cascata dorata sulle spalle, occhi verdi che scintillavano come smeraldi sotto le luci di emergenza, una sesta di seno che tendeva ogni camicetta e un culo sodo e tondo che faceva girare la testa ai clienti maschi (e non solo). Era alta, slanciata, con un corpo da modella che nascondeva un fuoco interiore che non aveva mai esplorato appieno.Giulia, invece, era il suo opposto perfetto: 26 anni, mora minuta con un metro e sessanta di curve delicate, terza di seno soda e invitante, un corpo atletico forgiato da ore in palestra, occhiali squadrati che le incorniciavano gli occhi nocciola profondi e malinconici, e una figa depilata che custodiva come un segreto, liscia e sensibile come seta. Portava i capelli corti e mossi, un contrasto vivace con la chioma fluente di Sofia. Lavoravano fianco a fianco al reparto cosmetici, ridendo di clienti esigenti e condividendo caffè rubati nei ritagli di tempo. Ma ultimamente, gli sguardi si erano fatti più lunghi, i tocchi accidentali – una mano sul braccio, un'anca che sfiorava l'altra – più elettrici. Sofia sentiva un calore umido tra le cosce ogni volta che Giulia si chinava a sistemare uno scaffale, esponendo la curva del suo piccolo culo nei jeans attillati. Giulia, dal canto suo, arrossiva quando Sofia le passava accanto, il profumo di vaniglia della sua pelle che le invadeva i sensi, facendole contrarre lo stomaco in un nodo di desiderio represso.Quella sera, dopo aver chiuso le casse e spento le luci principali, rimasero sole nel retro del magazzino, tra pile di scatoloni di rossetti e creme. L'aria era densa, carica dell'odore di carta e polvere, con solo il ronzio delle luci di emergenza a interrompere il silenzio. "Dio, che giornata," sospirò Sofia, appoggiandosi a uno scaffale, il cuore che le batteva forte. Giulia annuì, togliendosi gli occhiali per pulirli con l'orlo della maglietta, rivelando per un istante la scollatura del suo reggiseno nero. I loro occhi si incontrarono, e stavolta non distolsero lo sguardo. "Sofi... c'è qualcosa che non mi dici?" mormorò Giulia, la voce un filo tremante, avvicinandosi di un passo. Sofia deglutì, sentendo il sangue affluirle al basso ventre, un'onda di calore che le bagnava le mutandine di pizzo. "Giù, io... ti guardo da settimane. Non come un'amica. Come se volessi... assaggiarti. Leccarti tutta."Le parole uscirono come un'esplosione, e Giulia arrossì fino alle orecchie, ma non arretrò. Anzi, il suo corpo tradì il desiderio: i capezzoli si indurirono sotto la stoffa sottile, e tra le gambe sentì un pulsare insistente, la figa depilata che si gonfiava di anticipazione. "Anch'io," confessò, la voce rotta dall'emozione. "Ogni volta che mi sfiori, mi immagino le tue mani su di me. Le tue labbra. Ho paura, Sofi... ma cazzo, ti voglio da morire." Si gettarono l'una sull'altra come due cagne in calore, le bocche che si incollavano in un bacio famelico, disperato. Le lingue duellarono con urgenza, mordendosi le labbra, assaggiando il sapore dolce del lip gloss di Sofia misto al caffè amaro di Giulia. Sofia afferrò i fianchi minuti di Giulia, tirandola contro il suo corpo voluttuoso, sentendo la durezza dei suoi capezzoli premere contro i propri seni enormi. "Sei così piccola, così perfetta," gemette Sofia contro la sua bocca, le mani che scivolavano sotto la maglietta di Giulia, accarezzandole la pelle liscia della schiena. Per Sofia, era una rivelazione: non aveva mai toccato una donna così, ma il sapore di Giulia era come una droga, dolce e salato, che le faceva girare la testa. Paura e eccitazione si mescolavano in un turbine – paura di rovinare l'amicizia, eccitazione per questa scoperta proibita, per il brivido di essere due prede nel buio del magazzino.Giulia, con le mani tremanti, slacciò i primi bottoni della blusa di Sofia, liberando quei seni maestosi che rimbalzarono fuori dal reggiseno, capezzoli rosa eretti come ciliegie mature. "Cazzo, sono enormi... posso?" sussurrò, e Sofia annuì, ansimando, mentre Giulia li prendeva in bocca, succhiando un capezzolo con avidità, la lingua che roteava intorno all'areola. Sofia inarcò la schiena contro lo scaffale, un gemito roco che le sfuggì dalle labbra: "Sì, succhiami, piccola troia... fai male, mordi!" Il dolore dolce la trafisse, mandandole scariche di piacere dritte alla figa, che ora colava umori caldi lungo le cosce. Giulia sentiva il cuore esplodere: era la prima volta che assaggiava una donna, e Sofia era un banchetto – morbida, calda, con un sapore di pelle e sudore che la faceva impazzire. Le sue dita scesero, slacciando i jeans di Sofia e infilandosi dentro, trovando la figa rasata e gonfia, fradicia di desiderio. "Sei bagnata come una fontana," rise Giulia, infilando due dita dentro di lei, curvandole per sfregare quel punto sensibile che fece urlare Sofia.Non resistettero: si spogliarono con frenesia, vestiti che volavano sul pavimento polveroso. Sofia spinse Giulia contro una pila di scatoloni, le gambe della mora che si aprivano istintivamente, esponendo la figa depilata, rosa e lucida, il clitoride che spuntava come un gioiello gonfio. "Guardati... sei depilata per me?" ringhiò Sofia, inginocchiandosi e affondando la faccia tra le sue cosce. La lingua saettò fuori, leccando dal perineo alla cappella del clitoride, assaggiando il nettare dolce e muschiato di Giulia. "Oh Dio, Sofi... lecca più forte!" implorò Giulia, afferrandole i capelli biondi e spingendola contro di sé, le anche che si dimenavano come una cagna in calore. Per Giulia, era estasi pura: il tocco di Sofia era elettrico, diverso da tutto ciò che aveva immaginato con un uomo – più morbido, più intuitivo, ma con una fame animalesca che la faceva sentire viva, desiderata fino al midollo. Le sue pareti si contraevano intorno alla lingua di Sofia, che ora la scopava con colpi ritmici, succhiando il clitoride mentre due dita la penetravano, curvandosi dentro di lei.Sofia alzò lo sguardo, gli occhi verdi velati di lussuria: "Vieni per me, Giù. Inondami la faccia." E Giulia obbedì, il corpo che si tendeva come una corda, un urlo primordiale che echeggiò nel magazzino vuoto mentre squirtava per la prima volta – un fiotto caldo e abbondante che schizzò sulla bocca di Sofia, colandole sul mento e sui seni. "Cazzo, sì! Sto venendo... non fermarti!" singhiozzò Giulia, le lacrime di piacere agli occhi nocciola, il corpo scosso da spasmi violenti. Sofia bevve avidamente, il sapore aspro e dolce che la faceva gemere di trionfo: era lei a causare questo, lei a far esplodere la sua amica come una fontana. Il suo cuore traboccava – amore per questa donna minuta, terrore per quanto fosse profondo questo sentimento, ma soprattutto una fame insaziabile.Si alzarono, invertendo i ruoli. Giulia spinse Sofia sul pavimento freddo, tra gli scatoloni, e si chinò sulla sua figa, leccandola con ferocia, la lingua che scavava dentro le pieghe bagnate mentre le dita pizzicavano i capezzoli enormi. "Sei una dea, Sofi... voglio farti urlare," mormorò Giulia, infilando tre dita nella figa di Sofia, pompando con ritmo crescente. Sofia si inarcò, le mani che artigliavano il tappeto polveroso: "Scopami come una puttana, Giù! Usa la lingua... sì, lì!" Il piacere la travolse, un'onda montante che le contraeva l'addome. Giulia accelerò, succhiando il clitoride gonfio mentre le dita la martellavano, e Sofia esplose in un orgasmo devastante, squirtando con violenza – fiotti chiari che bagnarono il viso di Giulia, schizzando sugli occhiali e colandole sul collo. "Vengo... oh cazzo, sto squirtando per te!" ruggì Sofia, il corpo convulso, lacrime di estasi che le rigavano le guance. Per lei, era liberazione: la prima volta con una donna, e Giulia la faceva sentire vulnerabile e potente, amata in un modo che nessun uomo aveva mai fatto.Non saziate, si avvinghiarono in una 69 sul pavimento, corpi intrecciati come serpenti. Sofia sopra, la sua figa stillante premuta sulla bocca di Giulia, mentre leccava la mora con rinnovata avidità, le dita che scivolavano nel suo culo stretto per aggiungere un brivido proibito. "Leccati a vicenda, cagne... vieni di nuovo!" gemette Sofia, e Giulia, soffocata dal peso voluttuoso, rispose con la lingua, sfregando il clitoride contro i denti di Sofia. L'aria si riempì di gemiti umidi, schiocchi di lingue e il profumo acre del loro sesso. Vennero insieme, un'esplosione sincronizzata: Giulia squirtò di nuovo, inondando la faccia di Sofia in un getto potente che le colò tra i seni, mentre Sofia ricambiava, il suo squirt che bagnava le labbra e il mento di Giulia, mescolandosi ai loro umori in una pozza sul pavimento.Esauste, collassarono l'una tra le braccia dell'altra, corpi sudati e tremanti, baci lenti e teneri che sapevano di sale e vittoria. "Ti amo, Giù... non pensavo potesse essere così," sussurrò Sofia, accarezzandole i capelli corti, il cuore gonfio di un'emozione nuova, un misto di tenerezza e brama per di più. Giulia, sistemandosi gli occhiali appannati, rise piano, le dita che tracciavano cerchi sul culo sodo di Sofia: "Neanch'io. Ma ora so che sei mia. La mia prima... e non l'ultima." Nel buio del magazzino bolognese, tra scatoloni e segreti, la loro amicizia si era trasformata in qualcosa di selvaggio, eterno – due cagne che avevano trovato la loro cuccia perfetta.

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